Prima di essere la città delle ville, Tivoli è stata Tibur: un nome antico, che compare nelle fonti latine molto prima dell'impero e che i tiburtini portano ancora addosso con un certo orgoglio. Virgilio, nel settimo libro dell'Eneide, la chiama Tibur superbum, e quella formula è finita nello stemma comunale. Capire da dove viene questo nome aiuta a leggere tutto il resto: le rovine imperiali, i giardini rinascimentali, le cave di travertino e persino la forma delle strade del centro.
Tibur, la città sull'Aniene
Le origini si perdono nel primo millennio avanti Cristo, quando le popolazioni dell'Appennino centrale presidiavano questo tratto di valle. La posizione spiega quasi tutto: Tivoli sorge sul primo rilievo consistente dei Monti Tiburtini, esattamente dove l'Aniene si getta verso la pianura. Era un passaggio obbligato fra la campagna romana e le terre dell'interno, e chi lo controllava controllava un pezzo importante di traffici.
La leggenda, come spesso accade, arriva a dare un volto a una necessità geografica: la tradizione attribuisce la fondazione a Tiburto e ai fratelli Catillo e Cora, che avrebbero sconfitto i primi abitanti e fondato l'acropoli su un colle inaccessibile. Su quel colle, nei secoli seguenti, furono costruiti i due templi che ancora oggi si affacciano sulla gola dell'Aniene: il tempio rotondo detto di Vesta e quello rettangolare detto della Sibilla. Roma prima combatté Tibur, poi la assorbì: in età repubblicana la città divenne municipio e i suoi abitanti cittadini romani a tutti gli effetti.
Il buen retiro dei romani
Dal secondo secolo avanti Cristo in poi Tibur diventa il luogo dove l'aristocrazia romana viene a respirare. L'aria è migliore di quella dell'Urbe, l'acqua abbonda, il paesaggio è spettacolare: nascono decine di ville lungo i pendii e nella valle, e il grande Santuario di Ercole Vincitore, dedicato alla divinità protettrice della città, diventa uno dei complessi sacri più imponenti dell'epoca repubblicana, con terrazze affacciate sul fiume.
Il capitolo più celebre arriva nel secondo secolo dopo Cristo, quando l'imperatore Adriano fa costruire ai piedi della città la residenza che oggi chiamiamo Villa Adriana: non una casa di campagna, ma un complesso di circa centoventi ettari che rimette in scena i luoghi visti dall'imperatore nei suoi viaggi. Con la fine dell'impero le ville vengono abbandonate, spogliate e in parte usate come cave di materiali; il paesaggio di rovine che ne risulta sarà proprio ciò che, molti secoli dopo, attirerà qui pittori e viaggiatori.
Il travertino, la pietra che ha costruito Roma
C'è un filo che tiene insieme tutta la storia locale, ed è una pietra. Nella piana ai piedi della città, nella zona delle Acque Albule, affiora un banco di travertino chiaro e compatto, facile da tagliare e resistente: è il lapis tiburtinus, da cui deriva la parola italiana travertino. Le cave antiche fornirono il materiale per il Teatro di Marcello, per Porta Maggiore e per il Colosseo; molto più tardi, quando l'estrazione riprese su impulso della Roma pontificia, gli stessi banchi diedero blocchi per la Basilica di San Pietro e per il suo colonnato, per le fontane barocche e per i muraglioni del Tevere.
I papi, la Rocca e la città moderna
Nel Medioevo Tivoli è un comune combattivo, spesso in conflitto con Roma, e la sua fedeltà è oggetto di contesa continua fra il papato e le grandi famiglie del Lazio. La svolta arriva nel Quattrocento, quando papa Pio II Piccolomini fa costruire la Rocca Pia, la fortezza dalle quattro torri cilindriche che domina ancora oggi il centro: serviva a tenere la città sotto controllo, non a difenderla da nemici esterni.
Il secolo successivo porta il capitolo più luminoso: il cardinale Ippolito II d'Este, nominato governatore, trasforma un convento in Villa d'Este e chiama Pirro Ligorio a progettare quel giardino di fontane che avrebbe fatto scuola in tutta Europa. Nell'Ottocento è ancora un papa a lasciare il segno: Gregorio XVI fa deviare l'Aniene dentro le gallerie del Monte Catillo dopo una piena disastrosa, e da quell'opera nasce il parco con la Grande Cascata che porta il suo nome. Nel Novecento la vocazione produttiva della piana, legata alle cave e alle acque sulfuree, convive con quella turistica, fino al riconoscimento UNESCO di Villa Adriana e di Villa d'Este a cavallo fra i due millenni.
Di questa stratificazione resta traccia anche nelle feste: ogni anno, fra il 14 e il 15 agosto, l'Inchinata porta in processione per le vie del centro il Trittico del Santissimo Salvatore, in un rito già citato negli statuti medievali della città. Date e percorso vengono comunicati di volta in volta dalla diocesi e dal Comune, e conviene verificarli sui canali ufficiali.
Alloggiare in zona Villa Adriana significa dormire dentro questa storia: la Tenuta i Tufari si trova sulla SP 33 A, a pochi minuti dalle ville, dal centro storico e dalla gola dell'Aniene, e la sera, dal giardino, resta soltanto il tempo di mettere in ordine le cose viste.
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