Le cascatelle delle Acque Albule, presso Tivoli
Le cascatelle delle Acque Albule, presso Tivoli — foto: Albarubescens · CC BY-SA 4.0 · Wikimedia Commons

Scendendo da Tivoli verso la pianura, in direzione di Roma, l'aria cambia. Prima ancora di vederle si sentono: un odore inconfondibile di zolfo accompagna la strada e annuncia una delle presenze più antiche e più continue di questo territorio, le Acque Albule. Sono qui da sempre, hanno un nome latino e hanno lasciato il proprio segno sia sulla storia di Roma sia, letteralmente, sulle sue pietre.

Un nome che viene dal colore dell'acqua

Albula, in latino, significa biancastra. Il nome descrive esattamente ciò che si vede: un'acqua dal colore lattiginoso, quasi opalescente, che non dipende da sedimenti in sospensione ma dalla chimica. Si tratta di acque sulfuree ipotermali, con una temperatura che si mantiene pressoché costante intorno ai 23 gradi tutto l'anno. Quando la pressione diminuisce e l'acqua raggiunge la superficie, i gas disciolti — anidride carbonica e idrogeno solforato — si liberano formando una minutissima emulsione: è quella a dare alla superficie il caratteristico aspetto biancastro, oltre all'odore che si avverte da lontano.

Le sorgenti alimentano due specchi d'acqua noti come Lago Regina e Lago delle Colonnelle, da cui l'acqua defluisce con una portata dell'ordine di alcune migliaia di litri al secondo. È un fenomeno naturale imponente, e spiega perché attorno a queste sorgenti sia nato un intero abitato: quello che ancora oggi si chiama, senza troppa fantasia e con molta precisione, Bagni di Tivoli.

Le terme degli imperatori

Gli autori latini citano ripetutamente queste acque per le loro virtù terapeutiche. Plinio il Vecchio ricorda che i soldati feriti in combattimento venivano condotti alle Acque Albule come al luogo migliore per la guarigione. Non è una nota di colore: è la testimonianza di un uso medico riconosciuto e organizzato.

La frequentazione imperiale è altrettanto documentata. Ad Augusto viene attribuita la volontà di dotare il luogo di un impianto termale monumentale, realizzato sulle rive del lago maggiore. Nerone, secondo la tradizione, fece convogliare parte delle acque verso Roma per servire la Domus Aurea, sfruttando il tracciato dell'acquedotto Marcio. E Adriano, che proprio in questo territorio stava costruendo la propria residenza, ne utilizzò l'acqua per alimentare le vasche e i giochi d'acqua della villa: la stessa Villa Adriana che oggi si raggiunge dalla Tenuta i Tufari in 4 km e 10 minuti di auto.

C'è una continuità che colpisce. Fra il primo secolo e oggi sono cambiati gli imperi, le lingue e le tecniche, ma la sorgente non ha mai smesso di funzionare e la ragione per cui la gente vi si reca è rimasta sostanzialmente la stessa.

Consiglio pratico: l'odore sulfureo si attacca a costume e asciugamani e non va via con un semplice risciacquo. Se avete in programma una giornata nella zona delle acque, portate un sacchetto separato per il bagnato e tenete da parte un costume dedicato, diverso da quello che userete nella bio-piscina della struttura.

La stessa acqua che ha costruito Roma

C'è un aspetto che quasi nessuno collega alle Acque Albule, ed è forse il più impressionante. Queste acque sono ricchissime di carbonato di calcio: nel corso dei millenni, depositandosi, hanno formato gli enormi banchi di travertino che si estendono nella pianura fra Tivoli e Guidonia. È il lapis tiburtinus, la pietra di Tivoli.

Da quelle cave è uscita buona parte della materia con cui Roma è stata costruita e ricostruita, dall'antichità fino all'età moderna. Guardando un edificio romano in travertino state guardando, di fatto, acqua fossile: minerale portato in superficie da queste sorgenti e lasciato lì strato dopo strato. È un modo diverso di leggere il paesaggio della valle, e rende molto meno banale il tratto di strada pianeggiante che si attraversa scendendo verso la città.

Le Acque Albule oggi

L'uso termale non si è mai interrotto. Nell'area di Bagni di Tivoli le acque sono tuttora utilizzate a scopo termale e balneare, in un contesto attrezzato che accoglie sia chi cerca semplicemente un bagno all'aperto sia chi vi si reca per trattamenti. Modalità di accesso, periodi di apertura e servizi disponibili cambiano di stagione in stagione: conviene verificarli sui canali ufficiali prima di mettersi in viaggio, soprattutto se il programma della giornata dipende da quella tappa.

Una raccomandazione di buon senso: le acque sulfuree hanno indicazioni e controindicazioni precise, e l'uso a fini terapeutici va sempre valutato con il proprio medico. Per tutto il resto valgono le regole di sempre: idratarsi, non esagerare con i tempi di immersione, evitare le ore più calde della giornata.

Chi soggiorna alla Tenuta i Tufari ha il vantaggio di poter costruire una giornata mista senza fretta: la mattina fra le ville, il pomeriggio nella valle delle acque e il rientro in collina, dove il giardino e la bio-piscina naturale chiudono la giornata con un'altra idea di acqua, più silenziosa e altrettanto antica.

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